tempio capitolino brescia

Brescia in età romana

Via Musei 55 - Brescia
  Vittoria

Lo spettacolo di Brescia (Brixia) in eta’ romana

A Brescia l’area archeologica più vasta del Nord Italia

Il punto di partenza per conoscere la Brescia d’età Romana è Piazza del Foro, una sorta di ombelico per la città: qui si incrociavano l’antico Decumano, la strada che tagliava la città da Est a Ovest, e il Cardo, che la attraversava da Nord a Sud. Il Foro era la piazza civile, politica, degli affari e dei commerci: vi si affacciano i resti del Tempio Capitolino (73 d.C.) e quelli del Teatro (I sec. d.C.), uno fra i maggiori teatri d’Italia in grado di contenere sino a 15mila spettatori.
Di fronte al Tempio Capitolino si trova la piccola chiesa Barocca di San Zeno al Foro e i resti ribassati del portico del Foro, che danno l’idea del livello della città in quell’epoca lontana. Di fronte, circondato da nobili dimore storiche, si trova il seicentesco palazzo Martinengo, sede di mostre temporanee, dove è conservato un plastico ligneo che ricostruisce l’intera area e consente un tuffo nel passato della città.

Un pensiero davanti ai resti del tempio Capitolino

Una sosta per chi non riesce a staccare gli occhi dal Tempio Capitolino

Il Tempio Capitolino, voluto nel 73 d.C. dall’imperatore Vespasiano, era destinato al culto di Giove, Giunone e Minerva, le tre divinità capitoline cui è dedicato l’omonimo tempio sul Campidoglio a Roma.
I marmi scolpiti furono estratti dalle cave di Botticino, a pochi chilometri dalla città, e issati su un precedente santuario del II sec. a.C., di cui restano solo alcuni segni.
La mole dell’edificio si percepisce nei frammenti ricostruiti: il bianco originario misto alle pietre rosate aggiunte nel corso dei restauri, con l’atrio (il pronao) che protegge tre grandi porte e le relative aule ed ospita numerose lapidi di epoca Romana.
Il tempio nel Medioevo cadde in rovina e fu seppellito dalle frane e dai detriti caduti dal sovrastante colle Cidnéo. Nel 1823 vennero alla luce i resti del tempio e di tre celle, ricostruite usando i pochi frammenti ritrovati da Rodolfo Vantini in collaborazione con Giovanni Antonio Labus e Luigi Basiletti e successivamente adibite a Museo civico dell’Età romana.
Il tempio conserva un’aura di sacralità e potenza. È un museo visitabile, che mantiene viva la storia e continua a emozionare con la suggestione delle luci nel corso della giornata: d’estate all’imbrunire il tempio offre affascinanti giochi d’ombra; di sera, illuminato, si carica di profondo mistero.

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