tempio capitolino brescia

Brescia in età romana

via musei, - brescia

Lo spettacolo di Brescia (Brixia) in eta’ romana

A Brescia l’area archeologica più vasta del Nord Italia

Il punto di partenza per conoscere la Brescia d’età Romana è Piazza del Foro, una sorta di ombelico per la città: qui si incrociavano l’antico Decumano (la strada che tagliava la città da Est a Ovest) e il Cardo (da Nord a Sud). Il Foro era la piazza civile, politica, degli affari e dei commerci, oggi vi si affacciano i resti del Tempio Capitolino (73 d.C.) e a fianco, seminascosti, quelli del Teatro (I sec. d.C.), uno fra i maggiori teatri d’Italia in grado di contenere sino a 15mila spettatori.
Di fronte al Tempio Capitolino si trova la piccola chiesa romanica di San Zeno e i resti ribassati del portico del Foro, che danno l’idea del livello della città in quell’epoca lontana. Di fronte, circondato da nobili dimore storiche, si trova il seicentesco palazzo Martinengo, sede di mostre temporanee, dove è conservato un plastico ligneo che ricostruisce l’intera area e consente un tuffo nel passato.

Un pensiero davanti ai resti del tempio Capitolino

Una sosta per chi non riesce a staccare gli occhi dal Tempio Capitolino

Il Tempio Capitolino, voluto nel 73 d.C. dall’imperatore Vespasiano, era destinato al culto di Giove, Giunone e Minerva, le tre divinità capitoline a cui è dedicato l’omonimo tempio sul Campidoglio a Roma.
I marmi scolpiti furono estratti dalle cave di Botticino, a pochi chilometri dalla città, e issati su un precedente santuario del II sec. a.C., di cui restano solo alcuni segni.
La mole dell’edificio si percepisce nei frammenti ricostruiti: il bianco originario misto alle pietre rosate aggiunte nel corso dei restauri, con l’atrio (il pronao) che protegge tre grandi porte e le relative aule ed ospita numerose lapidi di epoca Romana.
Il tempio nel Medioevo cadde in rovina e fu seppellito dalle frane e dai detriti caduti dal sovrastante colle Cidnéo. Nel 1823 vennero alla luce i resti del tempio e di tre celle, ricostruite usando i pochi frammenti ritrovati da Rodolfo Vantini, in collaborazione con Giovanni Antonio Labus e Luigi Basiletti, adibite poi a Museo civico dell’Età romana. A partire dagli scavi del 1935 fu ricostruito parte dell’imponente colonnato e cominciarono i restauri che procedono tuttora e che regalano scoperte sempre affascinanti.
Il tempio conserva un’aura di sacralità e potenza. È un museo visitabile, che mantiene viva la storia e continua a emozionare con la suggestione delle luci nel corso della giornata: d’estate all’imbrunire il tempio offre affascinanti giochi d’ombra; di sera, illuminato, si carica di profondo mistero.

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